Musica Romaní

La musica, col suo alto valore formativo e comunicativo, ha svolto nella società romaní, nel corso dei secoli, un ruolo attivo nella difesa, nella conservazione e nella trasmissione della cultura, dell’identità e della lingua romaní, ovvero della romanipé. Fin dal Rinascimento i Rom girando di piazza in piazza e di castello in castello hanno influenzato i musicisti colti, apportando novità ritmiche e musicali oltre che strumentali. Ma è soprattutto in epoca Romantica – nel momento in cui si affermano i concetti di nazione, radici culturali, folklore locale, libertà etc. – che i grandi compositori come Liszt, Brahms, Schubert e più tardi Dvorák, Musorgskij, Ravel, Debussy, Bartók, Stravinskij, hanno attinto a piene mani dalla tradizione musicale romaní.
L’Europa, mosaico culturale, è anche un mosaico musicale e ogni popolo è custode di ritmi e di stili che si sono rinnovati attraverso i secoli. A questo ricco mosaico culturale europeo anche i Rom originari dell’India del Nord hanno dato il loro apporto, con colori e forme distinti.
In molti paesi la cultura romaní è entrata a far parte del folklore locale e spesso il folklore di quei paesi si identifica con la cultura o l’arte romaní: il flamenco in Spagna, i violinisti ungheresi, i cymbalisti romeni, la musica in Russia e nei Paesi della ex Jugoslavia. Alcuni generi musicali derivano dai Rom come la Czárdás e il Verbunkos, ma anche, come appena detto, il flamenco e tanta musica balcanica oltre al Jazz-Manouche.

    
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