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Alirio Díaz, tra musica popolare e musica colta

Ricorre in questi giorni il 90° compleanno del maestro Alirio Díaz; la sua biografia, scritta da Stefano Picciano e pubblicata da Ut Orpheus in versione italiana, inglese, francese e spagnola, ricostruisce, attraverso documenti inediti e fonti dirette, l’eccezionale itinerario artistico ed umano di questo grande chitarrista del 900.

Nato in un minuscolo villaggio circondato dal deserto, nell’entroterra venezuelano, Alirio Díaz ha compiuto un itinerario unico e straordinario. La vita contadina delle origini, il lavoro nei campi, la precarietà economica, la lotta contro le malattie … e insieme sempre – come racconta lui stesso – una grande voglia di fare festa. Come a voler festeggiare la vita, che è dura, ma c’è.

Il libro di Picciano ci illustra la traiettoria di Alirio Díaz, questo ‘contadino che suonava il cuatro’, accudiva le bestie e nel frattempo imparava a memoria la Divina Commedia, e che è poi diventato uno dei più celebrati virtuosi della chitarra, ammirato da Celibidache e da Rodrigo, e che ha portato dentro le sue interpretazioni la ricchezza di quel ‘sostrato’ da lui stesso sempre ricordato con gratitudine. Il suo esempio dimostra che anche oggi colto e popolare sono – possono e devono essere – la stessa cosa.

Con l’acribia dello studioso e l’affetto pieno di ammirazione del discepolo, l’autore, attingendo spesso a fonti e documenti finora inediti, documenta la straordinaria vita di quest’uomo e risponde all’interrogativo che, come un fuoco prospettico, accompagna la sua ricerca: in che rapporto stiano la creatività spontanea della musica popolare e il ‘genio’ artistico che ripropone quel patrimonio nel linguaggio maturo dell’arte.

(Pubblicato: 11/11/2013)


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